V - VITTOZ E PEDAGOGIA

 

L’apporto specifico del metodo Vittoz in pedagogia, viene dal fatto che quest’ultima funzionerebbe da mediatrice in questo progetto. Deliberatamente ottimista, la pedagogia, scommette sulle potenzialità di ognuno, non in modo astratto, ma proponendo pratiche concrete di formazione accessibili agli insegnanti e agli studenti.

 

Il Metodo Vittoz sviluppa la coscienza, la presenza a sé stessi e al mondo esterno, permette di ritrovare energia. Aiuta gli insegnanti e gli allievi a mettere a punto il giusto funzionamento della ricettività e dell’emissività con la pratica di esercizi semplici, adatti ad ogni situazione pedagogica.

 

Le esperienze riferite mostrano l’azione efficace di questa pratica sulla facoltà di attenzione, di memoria, di concentrazione, facoltà d’importanza capitale per l’ottenimento di buoni risultati.

 

Le cause d’insuccesso sono numerose; la più importante è “da ricercare in un cervello passivo”. A troppi alunni, fisicamente presenti in una classe, è impossibile essere attenti perché sono immersi in un vagabondaggio mentale che non riescono a dominare, saturi delle loro emozioni o incapaci di decisione nello studio. Non c’è nulla di chiaro, preciso, tutto sfugge. Sono invasi dalla paura, dall’ansia, dal nervosismo.

 

Il Dr. Vittoz dice: “ chiediamo di contare soltanto su di sé…di modificare ogni stato passivo….” ;

“ voglio volere o mi decido a volere “.

 

Aiutato dai suoi educatori il giovane può prendersi in mano per:

 

- apprendere l’uso della ricettività e dell’emissività in una prospettiva attiva.

- Ristabilire il suo controllo cerebrale (strutturare in sé il soggetto, accordare l’attitudine al fine di essere più attento e manifestarsi secondo il proprio ritmo. Non vi è niente di magico in questo, ha soltanto preso in considerazione le sue sensazioni.

- Accogliere le sensazioni del corpo, troppo spesso dimenticato, a scuola, talvolta mal utilizzato o disprezzato (cosa che crea squilibrio nelle funzioni cerebrali)

- Lasciar andare la tensione con il rilassamento mentale e muscolare, affinché nasca l’attenzione.

 

Il pedagogo potrà così portare il bambino a prendere coscienza del suo desiderio di soggetto attivo, aprirgli l’accesso all’esigenza di sapere, di conoscere, di comprendere (movimento propriamente umano che fa parte della pulsione di vita).

 

L’alunno diviene capace di modificare il suo atteggiamento, di far appello, quando ne ha bisogno, alle sue capacità di calma ed energia. La volontà, che prima era solamente una velleità, si concretizza in progetto; ha padronanza del tempo e crea le sue “istruzioni per l’uso”: Questa nuova attitudine riconforta, rassicura il bambino che riprende poco a poco ad avere una giusta fiducia in sé stesso; diventando più autonomo diviene effettivamente il beneficiario del suo apprendistato.

 

Questo è l’“imparare ad imparare”.